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Speciale
Lo
'Sparviero' insabbiato. Altre fonti.
Materiale
spedito da Luca delle Canne (Ali Nuove) e Archivio GAVS (Ali Antiche
N° 30)
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Stralcio dalla copertina
di ALI NUOVE - Aprile 1961
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SM 79 MM 23881.
Altre fonti.
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In
data 3 Maggio 2003 arriva il lavoro di Luca delle Canne. E' andato
a riesumare un numero di 'Ali Nuove' del 1961, che riporta in
copertina proprio il 'Gobbo' in questione. Nel frattempo il Forum
e' in ebollizione, l'argomento S79 MM23881 ha generato piu' di
quaranta messaggi in pochi giorni.
A
questo punto ben venga la parte due dello speciale, che riporta
altre fonti. Per la precisione l'articolo di 'Ali Nuove', diligentemente
copiato da Luca in formato digitale, e le foto in copertina. In
un sussulto di autocitazione non puo' mancare l'articolo sul 'nostro'
Ali Antiche numero 30 di Franco Farina sul medesimo soggetto.
Tengo
a precisare che l'articolo preso da Ali Nuove contiene qualche
errore (1942 invece di 1941, Romanini col grado di Maresciallo
e non di Primo Aviere ed altri che potrete notare), ma aggiunge
diverse informazioni importanti.

Articolo
di A. Massotti, ALI NUOVE - Aprile 1961
"IL
MISTERO DEL DESERTO" di Alessandro Massotti
Sahara
Libico, settembre
Ancora oggi il mistero del bombardiere italiano S-79 scomparso
nel deserto libico la sera del 21 aprile 1942, non è stato
risolto.
Ci sono diversi dati che non coincidono, ci sono delle lacune
che neppure gli archivi del Ministero dell'Aeronautica potranno
colmare.
Il trimotore italiano ha custodito per venti anni il suo segreto
fra le sabbie del Sahara, ha vegliato in silenzio i suoi morti,
ha creato tra loro e noi una barriera insormontabile che forse
non potremo mai più superare.
L'S-79 fu trovato per caso da una squadra geologica della CORI
(Compagnia Ricerche Idrocarburi) dislocata nel deserto per effettuare
alcuni rilevamenti stratigrafici indispensabili alla ricerca del
petrolio.
Prima del velivolo, però, fu ritrovato uno degli uomini
dell'equipaggio, il maresciallo Giovanni Romanini di Parma.
A scoprirlo furono Gian Luca Desio e Giovanni Vacirca, due geologi
della CORI che stavano scendendo da Bendasi verso un accampamento
situato a 580 chilometri più a sud, in direzione di Cufra.
I resti di Romanini giacevano ai piedi di una duna, semisommersi
dalla sabbia. La parte affiorante si era ridotta allo scheletro,
ma la parte sotterrata era ancora perfettamente conservata. Accanto
alla mano sinistra c'erano la bussola, un mazzo di chiavi col
numero dell'aereo e una borraccia da mezzo litro. Sparpagliati
tutto intorno: un baschetto, un anello, un cacciavite, dei fogli
di giornale e delle fascie con le quali l'aviatore si era avvolto
i piedi durante l'estenuante marcia nel deserto.
Il povero Giovanni Romanini era morto stremato dalla fatica, a
soli otto chilometri dal "pistone" di Giarabub dove
in tempo di guerra transitavano in continuazione automezzi di
ogni tipo: negli istanti dell'agonia egli poté avvertire
il rombo degli autocarri e certamente cercò di richiamare
la loro attenzione sparando i tre razzi illuminanti che vennero
rinvenuti accanto a lui dai geologi della CORI.
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Stralcio dalla copertina
di ALI NUOVE - Aprile 1961
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Trovato il pilota e composti pietosamente i suoi resti Desio e
Vacirca cercarono l'aeroplano, ma non lo trovarono. Dalle chiavi
rinvenute accanto al corpo del pilota, si sapeva che era un trimotore
da bombardamento, il famoso gobbo col cannone costruito dalla
Savoia Marchetti di Sesto Calende, e che quindi doveva essere
ben visibile tra le dune. Alcuni automezzi rastrellarono il deserto
tutto intorno, coadiuvati da un elicottero, ma l'aereo fantasma
non venne scovato.
Fu ritrovato per caso due mesi dopo da un'altra spedizione di
oil-men (uomini del petrolio) ottanta chilometri più a
sud. Il velivolo poggiava su una duna come se fosse sceso il giorno
prima; accanto all'ala c'erano un seggiolino, alcune bottiglie
di acqua minerale e i resti dei quattro aviatori che erano morti
di fame e di sete attendendo inutilmente i soccorsi cercati dall'eroico
Romanini.
La
mitragliatrice funziona ancora.
Pochi giorni fa sono andato a vedere il velivolo fantasma tra
le dune dove scese la notte del 21 aprile 1942: i motori si erano
staccati al momento dell'impatto e giacevano nella sabbia, la
tela della fusoliera era stata consumata dal ghibli , ma tutto
il resto era intatto, lucido, come nuovo.
Provai ad abbassare l'otturatore della mitragliatrice e questo
scese dolcemente; aprii un portellone e non offrì resistenza;
spostai perfino la tastiera del lanciabombe. I vetri della cabina
di pilotaggio erano intatti e sotto l'ala, nella parte protetta
dalla smerigliatura della sabbia, c'era ancora il disco bianco
coi tre fasci e intatta la mimetizzazione verde-azzurra. Fu un
'impressione allucinante, resa più acuta dalla solitudine
e dal silenzio che incombeva sulla distesa di sabbia che aveva
custodito per venti anni il velivolo e i quattro morti.
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Stralcio dalla copertina
di ALI NUOVE - Aprile 1961
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Interrogativi
senza risposta.
Ho detto prima che attorno all'S-79 grava un mistero che forse
non sarà più svelato. Innanzitutto: come fece Giovanni
Romanini a percorrere 80 chilometri a piedi, praticamente senza
viveri? Dove trovò la forza per resistere, per sopportare
la tortura del sole e della sete? Chi conosce il deserto sa che
cosa voglia dire lottare con la sabbia, col ghibli, col caldo
e come sia difficile camminare anche un giorno solo affondando
tra le dune sino al polpaccio. Giovanni Romanini, che all'epoca
della morte aveva appena compiuto i 26 anni, dovette camminare
per più di cinque giorni, orientandosi esclusivamente con
la pesante bussola che aveva smontato dall'aereo e che fu trovata
accanto ai suoi resti. Inoltre è strano che nessuno del
"pistone" di Giarabub abbia visto i razzi illuminanti
che egli sparò prima di morire: in guerra, di notte, dei
segnali luminosi provenienti dal deserto avrebbero immediatamente
richiamato l'attenzione dei soldati che transitavano sulla pista,
ma questo non avvenne. Fu fatalità?
Altro mistero: come mai l'aereo era finito a 400 chilometri dalla
costa? Grazie agli archivi del Ministero dell'Aeronautica, si
è saputo che il velivolo faceva parte di una squadriglia
da bombardamento dislocata nei pressi di Bengasi e che il 21 aprile,
alle cinque del pomeriggio, era partito per una azione contro
un convoglio inglese in navigazione a sud-ovest di Creta. L'S-79
arrivò sul bersaglio ed effettuò l'attacco. Apparentemente
passò indenne attraverso il fuoco della contraerea e infatti
sulle ali e sulla fusoliera non vedemmo alcun foro. Da quel momento
scomparve e per venti anni dell'aereo fantasma non si ebbero più
notizie. All'alba del 21 aprile, alcuni ricognitori del soccorso
aereo partirono alla ricerca dei superstiti, ma né sul
mare, né sul deserto trovarono traccie del velivolo e dopo
qualche giorno sospesero le ricerche.
In effetti l'S-79 era caduto in una zona che la sua autonomia
non gli permetteva di raggiungere: calcolata l'ora della partenza,
tenuto conto del carburante imbarcato e dell'ora in cui il velivolo
fu visto per l'ultima volta, non si capisce come il bombardiere
abbia potuto addentrarsi nel deserto fino a 500 chilometri da
Bengasi. Eppure il velivolo è stato ritrovato proprio a
quella distanza. E poi: perché il bombardiere puntò
verso il deserto e cioè verso una fine sicura senza chiedere
aiuto per radio, invece di sorvolare la costa per trovare un campo
di atterraggio dove posarsi? Arrivando dal mare, l'equipaggio
avrebbe dovuto riconoscere subito la terra ferma, tanto più
che nel mese di aprile la luce dura fino alle 8 di sera.
Resta l'ipotesi che i piloti fossero gravemente feriti e i realtà
gli oil-men trovarono seduto nella cabina di guida uno scheletro
con le ossa della spalla spezzate. Ma allora non si riesce a capire
come avrebbero fatto a volare per alcune centinaia di chilometri
e poi compiere un atterraggio pressoché perfetto tra le
dune (il carrello d'atterraggio era estratto). Forse i comandi
del velivolo erano stati colpiti, ma allora perché l'apparecchio
non scese appena fu sulla terra ferma? E se ci fosse stato un
fortissimo vento di deriva, anche gli altri aeroplani si sarebbero
trovati in difficoltà a mantenere la rotta, invece questo
non avvenne e tutti rientrarono regolarmente alla base.
Gli interrogativi si accavallano e non servono a spiegare quella
che resta l'incognita più grossa: come fece il bombardiere
a volare per un lungo tratto oltre la sua normale autonomia e
perché non chiese aiuto per radio? Fra l'altro la radio
fu portata a Bengasi dagli uomini della CORI e dopo una sommaria
revisione e riprese a funzionare.
Guardando i resti di una divisa azzurra mezzo sepolta dalla sabbia,
cercavo inutilmente la risposta a tutte queste domande. I comandi
erano fermi al centro, il pomello della manetta del gas era ancora
lucido di vernice, le chiavette della radio girate sulla posizione
di "chiuso".
Il vento, infilandosi dai finestrini e correndo tra i tralicci
metallici della fusoliera, sembrava mormorare una risposta. Il
vento certamente sapeva la verità, ma io non capivo il
suo linguaggio.
Grazie
a Luca Delle Canne per il lavoro svolto.
Ali Antiche
n° 30 - Luglio-Settembre 1993
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Su
Ali Antiche numero 30, del periodo Luglio-Settembre 1993, Franco
Farina scrive un breve (una pagina) articolo sul 79 in questione.
L'articolo e' corredato pero' da due foto, del 1961, interessanti
per ricostruire qualcosa sugli scopritori dell'aeroplano.
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MM 23881: Presente!
da Ali Antiche N°30 - 1993- Archivo GAVS
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Il
mistero si infittisce. Massotti su Ali Nuove dice:
"Fra
l'altro, la radio fu portata a Bengasi dagli uomini della CORI
e dopo una sommaria revisione riprese a funzionare.."
Farina
da' per scontato il guasto all'apparato radio.
Lo
stesso Farina cita in fondo all'articolo la valutazione sull'errore
di rotta che Franco Pagliano fa nel suo libro In cielo e in
terra. A questo punto, sarebbe interessante sapere quale e'
la valutazione di Pagliano.
Ma
un altro mistero si cela inosservato. Luca delle Canne invia la
'Scannerizzazione' della copertina. Una piccola macchia appare
sotto la 'I' di Ali Nuove.
E'
una mosca, come si puo' osservare dall'ingrandimento:
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Mosca sulla copertina
di ALI NUOVE - Aprile 1961
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La
mosca si sara' spiaccicata al momento della scannerizzazione,
o e' originale del 1961?
Sul
Forum come al solito i gentili commenti relativi al 79 desertificato
e quant'altro.
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