Speciale Afghanistan - I RELITTI DI BAGRAM


 

Dal nostro inviato in Afghanistan Gregory Alegi, Agosto 2002.


In agosto ho avuto la possibilità di visitare il 4° Reparto Operativo Autonomo (ROA), il piccolo ma efficiente reparto che dal 28 maggio 2002 opera sull'aeroporto afgano di Bagram per ricostruire la pista ex sovietica, oggi intensamente utilizzata dagli aerei da trasporto e combattimento dell'operazione ENDURING FREEDOM. Si tratta di un lavoro duro e delicato, non solo per le alte temperature (35° gradi o più di giorno) ed il forte vento, non solo per la presenza di circa 160.000 mine sul sedime aeroportuale ma anche perché la pista resta in uso durante i lavori. L'opera del 4° ROA è molto apprezzata dagli americani, che hanno già chiesto agli italiani di restare sul luogo il più a lungo possibile per proseguire nella loro attività. Su questo, comunque, non mi soffermo ulteriormente perché potrete leggerne su varie riviste, a firma mia e di alcuni altri colleghi (tra gli altri Gaiani su www.analisidifesa.it/articolo.shtm/id/1337/ver/IT) che tra andata e ritorno da Bagram si sono sobbarcati 27 ore di volo in C-130J.
Di più diretto interesse per il GAVS sono i numerosi relitti di aerei di ogni genere di cui sono ingombri gli aeroporti di Bagram e Kabul.


Si tratta di macchine di costruzione sovietica ma quasi sempre nei colori dell'aviazione afgana, la cui distruzione risale probabilmente alla lotta contro i talebani piuttosto che a ENDURING FREEDOM. Oltre ai danni da combattimento sono comunque chiaramente visibili le tracce di cannibalizzazione o comunque di prelievo di parti, forse a scopo di souvenir oppure per riciclarle per altri usi, come nelle migliori tradizioni di questo paese poverissimo e dal panorama davvero inospitale.
Nelle foto sono perfettamente riconoscibili MiG-21, Sukhoi 7 e An-12, mentre non posso confermare come Sukhoi 25 uno spezzone di bimotore a getto. Altre foto, non scattate da me, mostrano lo stato degli aerei della compagnia afgana Ariana sull'aeroporto di Kabul.


Nessuna traccia, invece, dei Ro.37 venduti dall'Italia negli anni Trenta. Potrà sembrare una battuta, ma in fondo avevo sperato di trovare qualche traccia: gli inglesi non erano forse riusciti a tirar fuori da lì ben quattro Hawker Hind negli anni Settanta? Uno vola con la Shuttleworth, uno è a Hendon, un terzo in Canada e un quarto è stato da poco ceduto a un privato. E allora, perché non avrei dovuto sperare in un Ro.37?